lunedì 4 febbraio 2013

Libri e dintorni # La luce sugli oceani e il nonno della Deb


«Nonno, quanto manca?» domanda la bambina mentre sale una lunga scala a chiocciola che non finisce mai. Sorride, felice; ha le trecce arruffate dalla salsedine e il sole le ha fatto un regalo: adesso la sua pelle non è più rosa, ma d’oro scuro, guarda un po’!
Oggi è un giorno speciale: i gradini che guadagna a fatica sono alti, per lei, e la pietra tutta intorno è di un bianco abbagliante. Continua a salire seguendo i passi del nonno. Vede i suoi stinchi magri, così buffi, e i piedi nei soliti sandali marroni, come quelli del frate che le dà le caramelle in chiesa. Ha le gambette secche, il nonno, sembrano quelle di un airone. La bambina lo sa cos’è un airone perché l’hanno cucito sul grembiulino di Marta, anche se lo voleva lei. A lei è toccato il ventaglio, che non è un animale, ma fa niente, le ricorda quello colorato della zia.
Il nonno sale, sale, e la bambina dietro, da brava.
«Non ti fermare, mi raccomando. Stai attenta, eh? Non inciampare.»
«Va bene, nonno... Ma quando arriviamo?» Com’è impaziente, la bambina dalla pelle dorata!
Il nonno non  risponde. Fischietta. Forse è una filastrocca, però basta a far ridere la bambina. Il nonno la fa ridere sempre.
Poi arriva la magia. La scala finisce dove c’è una porta.
«Sei pronta a vedere lontano, lontano?»
La bambina non capisce bene cosa vuole dire il nonno, ma le piace lo stesso.
«Sì!» esclama.
La porta si apre e davanti a lei... Cos’è quella?